Altolà del Colle sul decreto sicurezza, con il governo che cerca di correre ai ripari. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Da giorni è acceso il faro del Quirinale su questa misura e la sola ipotesi che Sergio Mattarella possa non controfirmare il provvedimento in assenza di modifiche sostanziali manda in fibrillazione la maggioranza. Che prima fa sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma poi, in tarda serata, blocca le macchine per lo spauracchio dell’ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento.
Sarebbe stata necessaria infatti la terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma con tempi talmente stretti(la scadenza ultima è il 25 aprile) il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Da qui la riconsiderazione di altre misure già valutate nel corso di una lunghissima giornata. Nel pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano era salito al Colle per incontrare il capo dello Stato, molto contrariato per le norme sui rimpatri (“Così non va’”, si racconta in ambienti parlamentari che abbia detto al suo interlocutore). Subito dopo era spuntata l’idea di un emendamento in commissione per modificare la disposizione incriminata: una cosa data per fatta fino alla tarda serata. Nelle triangolazioni tra Parlamento, Palazzo Chigi e Quirinale, fino alla fine erano rimaste sul tappeto anche altre possibilità come la leva dei decreti attuativi ed un nuovo decreto, da presentare in cdm, che si limiti ad abrogare il punto contestato. Ed è proprio quest’ultima possibilità che,in nottata, sembra aver preso quota.
Intanto le opposizioni insorgono: “Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle – l’accusa del Pd per voce della capogruppo Chiara Braga -. Si tratta di un fatto molto grave: siamo davanti a una fibrillazione istituzionale senza precedenti”. “È gravissimo – rincarano da Avs -, così governo e maggioranza preferiscono lo scontro con il Paese ed ignorano il richiamo del Colle”.
A testimoniare il fatto che sin dal mattino il centrodestra fosse già cosciente delle criticità contenute nella norma sugli avvocati c’è la mossa del capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Enrico Costa, che in un’intervista aveva preannunciato un odg a riguardo. Il decreto Sicurezza “non entrerà in vigore senza regole attuative”, aveva spiegato l’azzurro”, quindi FI “presenterà un ordine del giorno che potrà essere viatico per l’ascolto delle parti in causa e per un intervento normativo all’esito del confronto”, le parole di Costa. Ma, l’iniziativa non viene considerata per nulla sufficiente a dipanare i dubbi del Quirinale, di cui anzi – ben presto – appare chiara l’irritazione.
Le opposizioni partono all’attacco anche durante la riunione delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio: Iv, per voce di Roberto Giachetti, annuncia l’abbandono della seduta dei per protestare contro “la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari”. “Una buffonata” prevedere “tempistiche talmente rigide da non poter svolgere il nostro lavoro”, dice per prima la pentastellata Valentina D’Orso. Di “uccisione del Parlamento” e “degrado e degenerazione della democrazia” parla Riccardo Magi di Piu’ Europa. E il dem Matteo Mauri gli dà ragione: “Così è impossibile svolgere il nostro lavoro”. Alcuni parlamentari del centrosinistra chiamano in causa anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana
Si attende ora il secondo round in Aula dopo la fine travagliata dei lavori in commissione e l’arrivo del decreto sicurezza nell’Emiciclo per il voto finale, così come è uscito da Palazzp Madama. In attesa che il governo sblocchi a questo punto la situazione, per venire incontro alle osservazioni del Colle, con una misura che smonti la misura sul ruolo degli avvocati
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