Il Consiglio regionale della
Sardegna ha approvato la legge sul salario minimo regionale, un
intervento che introduce una soglia minima di 9 euro per le
retribuzioni nei contratti di appalto e nelle concessioni
affidate dalla Regione, dagli enti locali, dalle aziende
sanitarie e dalle società controllate.
“E’ un passo concreto per garantire dignità e qualità del
lavoro. La Sardegna interviene in modo preciso – dichiara la
presidente della Regione, Alessandra Todde – in particolare nei
settori ad alta intensità di manodopera, dove il costo del
personale incide maggiormente e dove troppo spesso si sono
scaricati gli effetti del massimo ribasso. Con questa legge si
fissa un principio chiaro: il lavoro deve essere tutelato e
adeguatamente retribuito”.
La norma istituisce inoltre un Comitato regionale per il
monitoraggio della qualità del lavoro, con funzioni di controllo
e la predisposizione di report annuali sull’applicazione delle
disposizioni e sull’andamento dei costi della manodopera. “È
un passaggio importante – prosegue Todde – perché non basta
affermare un principio, bisogna anche vigilare sulla sua
attuazione. Il monitoraggio sarà essenziale per garantire
l’efficacia delle misure introdotte”.
Con questo provvedimento, la Sardegna si unisce alle
esperienze già avviate da altre Regioni, tra cui Puglia e
Toscana, contribuendo a superare una fase di immobilismo su un
tema che riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori.
L’Aula ha dato il via libera al testo di otto articoli con 27
voti favorevoli e l’astensione dell’opposizione (17 votanti).
Primo firmatario il consigliere e coordinatore regionale del
M5S, Alessandro Solinas. “Oggi la Sardegna scrive una pagina
storica per il lavoro e per i lavoratori con l’approvazione
della legge sul salario minimo – commenta -. Una legge che,
nello specifico, interviene per contrastare il fenomeno del
dumping contrattuale, ovvero l’utilizzo di contratti collettivi
poco o per nulla rappresentativi, spesso adottati per ridurre le
tutele dei lavoratori”.
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