LONDRA – La presenza di 40 Paesi al summit virtuale organizzato oggi 2 aprile dal Governo britannico dimostra «la forza della nostra determinazione a livello internazionale a far riaprire lo stretto di Hormuz e ripristinare la libera navigazione», ha detto la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper.
L’incontro, al quale hanno partecipato i ministri o sottosegretari agli Esteri di 40 Paesi ma non gli Stati Uniti, è servito per fare il punto della situazione e definire possibili strategie congiunte, «con un coordinamento efficace per consentire una riapertura sicura e di lunga durata dello stretto». Serve un responso univoco a un problema comune, ha detto la Cooper, dato che l’Iran «si è impossessato di una rotta di navigazione internazionale per tenere ostaggio l’economia globale, con un comportamento sconsiderato».
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I Paesi colpiti non sono solo quelli della zona, come Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Iraq e Arabia Saudita, ma anche i Paesi asiatici ora a corto di gas, l’Africa che non ha fertilizzanti e tutto il mondo che ha bisogno di carburante per aerei. Dimostrando una «totale incoscienza verso Paesi che non sono mai stati coinvolti nel conflitto», l’Iran «sta danneggiando la sicurezza economica globale», ha detto la ministra britannica durante il summit.
La situazione è grave, ha sottolineato la Cooper: nelle ultime 24 ore solo 25 navi hanno attraversato lo stretto, contro una media di 150 al giorno prima dell’inizio della guerra. Da allora ci sono stati decine di attacchi contro petroliere e navi e ventimila marinai sono intrappolati su duemila navi rimaste bloccate nello stretto.
L’incontro politico di oggi sarà seguito la settimana prossima da un summit di strateghi militari, organizzato da Londra, che studieranno come rendere e mantenere sicura la navigazione nello stretto. L’obiettivo è una «mobilitazione collettiva dell’intera gamma degli strumenti diplomatici ed economici a nostra disposizione», ha detto la ministra degli Esteri.






