(Il Sole 24 Ore Radiocor) – La nuova escalation in Medio Oriente che prende di mira gli asset energetici dell’area e i rischi di una perdurante crisi delle forniture energetiche globali ha messo le ali a petrolio e gas e ha affondato le Borse europee, che hanno chiuso in netto calo, e ha spinto al ribasso anche Wall Street. Intanto, anche la Bce, come previsto, ha lasciato il costo del denaro invariato con i tassi sui depositi al 2% e ha messo in guardia sulle ricadute delle tensioni in Medio Oriente, alzando le stime sull’inflazione, come fatto alla vigilia dalla Federal Reserve, e ha abbassato quelle sul Pil Ue a causa dell’incertezza causata dal conflitto in Iran. Decisione simile della Bank of England che, come atteso, ha lasciato i tassi fermi al 3,75%.
In questo contesto, le Borse europee hanno chiuso in netto calo con il FTSE MIB in ribasso superiore a due punti, così come sono scesi anche il CAC 40 di Parigi, il DAX 40 di Francoforte, l’AEX di Amsterdam, l’IBEX 35 di Madrid e il FT-SE 100 di Londra.
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Tornando all’energia, dopo l’attacco di Israele al giacimento iraniano di gas di South Pars, il più grande al mondo, Teheran ha reagito con due attacchi a un importante hub del gas in Qatar, dall’altra parte del Golfo, e con una raffica di missili lanciati contro la capitale saudita, Riyadh, i cui detriti sono atterrati vicino a una raffineria. Per tutta risposta, Donald Trump ha minacciato di colpire i giacimenti di gas iraniani. Se Teheran non cesserà gli attacchi contro il Qatar.
Bce lascia i tassi fermi, pesa l’incertezza in Medio Oriente
Il Consiglio direttivo della Bce, al termine della riunione di politica monetaria a Francoforte, ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro, come ampiamente atteso dai mercati. I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno dunque invariati rispettivamente al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%. «La guerra in Medio Oriente – si legge nel comunicato di fine vertice – ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica.
Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia». Il Consiglio direttivo – prosegue il comunicato – «si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri». L’Eurotower ha abbassato le stime del Pil 2026 a 0,9% (da 1,2%) e 1,3% (da 1,4%) per il 2027. Di contro, ha alzato le stime sull’inflazione al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
Lagarde: rischi per la crescita orientati al ribasso
“I rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine”. Lo ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde in conferenza stampa a Francoforte. “La guerra in Medio Oriente rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, aggiungendosi al contesto globale caratterizzato da politiche volatili. Una guerra prolungata potrebbe aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia e per un periodo più lungo di quanto attualmente previsto, e incidere anche sulla fiducia. Questi fattori eroderebbero i redditi e renderebbero imprese e famiglie più riluttanti a investire e spendere”. Inoltre – ha aggiunto – “un peggioramento del sentiment dei mercati finanziari globali potrebbe ulteriormente frenare la domanda”.





