Tassi fermi, ma grande attenzione agli effetti della guerra in Medio Oriente. Come previsto dagli analisti, la Banca centrale europea ha mantenuto il tasso sui depositi al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. La decisione è stata presa all’unanimità. La Bce ha però disegnato però prospettive profondamente diverse per l’economia rispetto alla riunione di gennaio.
Più incertezza dalla guerra
«La guerra in Medio Oriente – spiega il comunicato diffuso dopo la riunione di politica monetaria – ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia».
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Bce «in una posizione favorevole»
La situazione non richiede interventi immediati: «Il Consiglio direttivo – continua la nota – si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri». La Bce resta in ogni caso attenta a quanto sta accadendo: «Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati».
Le nuove proiezioni
La Banca centrale europea ha anche pubblicato le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff, elaborate sulla base delle informazioni disponibili fino all’11 marzo. Secondo lo scenario di base, l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026 (dall’1,9% di dicembre), al 2,0% nel 2027 (1,8%) e al 2,1% nel 2028 (2%). L’inflazione core si dovrebbe portare in media al 2,3% nel 2026 (dal 2,2%) di dicembre, al 2,2% nel 2027 (1,9%) e al 2,1% nel 2028 (2%). La crescita economica dovrebbe essere pari in media allo 0,9% nel 2026 (dall’1,2% di dicembre), all’1,3% nel 2027 (1,4%) e all’1,4% nel 2028 (invariato), con una revisione al ribasso. «Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita», continua il comunicato.
Gli scenari alternativi
Lo staff della Bce ha anche «analizzato – prosegue la nota – come la guerra in Medio Oriente potrebbe influire su crescita e inflazione, sulla base di alcuni scenari alternativi formulati a scopo illustrativo». Secondo tali scenari, che non tengono conto di un’eventuale risposta della politica monetaria, «un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base». Le implicazioni per l’inflazione a medio termine «dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente».







