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La Bce verso una doppia stretta nel 2026, per Giorgetti ‘sarebbe grave’

di Redazione Impresa mercati
09/03/2026
in Mondo economia
La Bce verso una doppia stretta nel 2026, per Giorgetti ‘sarebbe grave’
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 La crisi economica scatenata dal deflagrare della guerra in Medio Oriente apre a uno scenario di recessione per l’economia italiana. E ai prezzi del greggio raddoppiati si aggiungerebbe quello di un doppio rialzo dei tassi della Bce, scontato al 70% dai mercati: scenario che “sarebbe grave” secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
    “Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l’Ucraina”, si legge in un post sui social del ministero dell’Economia. “Il rischio economico è di nuovo la fiammata provocata dall’aumento dei prezzi dell’energia e sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”. Il riferimento è all’inflazione, balzata in Italia fino a un passo dal 12% nel 2022, con la Bce costretta a una rapida stretta monetaria.
    Le ‘analisi di sensitività’, stime fatte necessariamente a spanne in una situazione di estrema volatilità, dicono però che il rischio per l’Italia arriva prima che dalla Bce, dal prezzo del gas e dal greggio raddoppiato nel giro di una decina di giorni fino a 120 dollari, prima di frenare oggi dopo gli impegni del G7. La crescita, stimata dal governo a uno 0,7% nel 2026 prima che Trump tornasse a minacciare nuovi dazi, rischierebbe di evaporare se il petrolio dovesse permanere agli attuali livelli e in assenza di un intervento del governo. Le stime – spiega l’economista Carlo Cottarelli, già direttore Affari fiscali del Fmi e a capo dell’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica – indicano che un aumento del 10% del prezzo del petrolio cancella 0,1 punti di Pil. Il petrolio a 120 dollari significa un aumento del 100%. l’impatto sulla crescita italiana sarebbe di “almeno un punto”. Dunque – dice Cottarelli – “quando si arriva a prezzi petrolio intorno ai 120 dollari, un Paese come l’Italia potrebbe finire in recessione, a meno che lo Stato metta soldi per sostenere economia, come avvenne nel 2022”.

    Una recessione peserebbe sul quadro di stabilizzazione del debito/Pil costruito da Giorgetti in un difficile equilibrio con le esigenze di dare risorse all’economia. L’azione della Bce si inserirebbe su questo quadro già difficile. Francoforte si ritroverebbe – proprio come la Fed – a gestire quello che il commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis chiama “uno shock stagflazionistico sostanziale” se la guerra in Medio Oriente dovesse protrarsi o estendersi. E dunque, pur in una stagnazione, dovrebbe rispondere alzando i tassi d’interesse, perché i prezzi alle stelle non farebbero che decimare ulteriormente il Pil. Uno scenario che i mercati stanno già anticipando: sulla piattaforma Bloomberg i contratti swap indicavano stamani una probabilità del 70% per due rialzi dei tassi Bce quest’anno – il primo già entro giugno – da 25 punti base ciascuno. Inevitabile che le aspettative si riflettano sui rendimenti: anche sui Btp, con il rendimento sul decennale volato in pochissime sedute di quasi mezzo punto dal 3,27% circa di fine febbraio, prima dell’attacco all’Iran di Usa e Israele, ai 3,66% di oggi.

    Se da una parte – riflette Cottarelli – una maggiore inflazione eroderebbe il valore del debito aiutando i conti pubblici, dall’altra il rialzo dei tassi lo aumenterebbe: nell’immediato “di qualche miliardo”, ma “a regime aggiungerebbe un punto percentuale in più pari a circa 30 miliardi”. Per Cottarelli “non sarebbe questo il problema principale”, rappresentato invece dal Pil. Ma assieme alla necessità di interventi pubblici significativi, un debito che torna a crescere per pagare gli interessi ipotecherebbe l’uscita dell’Italia dalla procedura Ue per deficit eccessivo, e con essa gli impegni a spendere di più per la difesa quando ce ne è più bisogno. Per Scope Ratings quell’uscita è ancora possibile nel 2026, ma “se la crescita economica dovesse rallentare fino a circa lo 0,3% “ci aspettiamo che il deficit rimanga sopra il 3% nel 2026”. Un tema, quello della crescita, che Giorgetti guarda con attenzione, proprio per il riflesso che potrebbe avere sui conti pubblici e sull’obiettivo, quasi a portata di mano di uscire. dalla procedura Ue per deficit eccessivo. 

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